Francesca Caccini: La Prima Compositrice Italiana

Non ci sono date certe per la nascita della compositrice musicale seicentesca  Francesca Caccini detta La Cecchina. Noi ci siamo imbattute in lei studiando Giulia degli Albizzi, perché alcuni storici sostenevano che quest’ultima si fosse sposata proprio con il padre di Francesca.

La data di nascita esatta della Cecchina  (siamo intono all’anno 1587) è insicura, incerto è anche il nome della madre, mentre si può affermare con sicurezza che fosse figlia di Giulio Caccini detto il Romano.

Giulio Caccini faceva parte della famosa Camerata dei Bardi, un cenacolo di letterati e musici che alla fine del XVI secolo si formò intorno al conte Giovanni Bardi, con il comune desiderio di rinnovare la musica. 

Valentin de Boulogne. Concerto. 1622/25 Louvre

Il Caccini istruì le figlie fin dai loro primi anni, ma Francesca fu la più dotata e, con grande voglia di apprendere, fu colei che acquisì una notevole tecnica musicale, accompagnata da una grande creatività.

Il ruolo importante del padre alla corte Medicea consentì alla Cecchina di esibirsi in pubblico in un tempo in cui le donne non avevano alcuna possibilità di apparire. All’età di tredici anni Francesca, forse per la prima volta, cantò come soprano nel Concerto Caccini (formato dal padre, dalla sorella e dalla matrigna) in occasione del matrimonio di Maria dei Medici con Enrico IV, re di Francia. Venne notata per la sua intensa e dolce voce tanto che la sua presenza sarà richiesta, anni dopo, dalla stessa Maria dei Medici alla corte di Parigi, ma il granduca di Toscana rifiutò il permesso.

Francesca Caccini oltre a distinguersi come cantante, venne istruita dal padre nella letteratura, nel latino, nel greco e nella matematica; scrisse poesie sia in latino che in volgare, purtroppo andate perdute. Apprese anche le lingue straniere, cantando in francese e spagnolo. Suonava il liuto, il chitarrinetto, il clavicembalo e l’arpa.

Attivissima collaboratrice negli spettacoli di corte come esecutrice di musica sacra e profana, dal 1607 entrò ufficialmente nell’organico della famiglia Medici. Fu tra le prime donne a firmare con il proprio nome le composizioni e divenne la musicista più pagata: passando dai dieci ai venti scudi mensili.

Francesca Caccini iniziò all’età di diciott’anni a musicare le poesie di Michelangelo Buonarroti il Giovane, pronipote del Grande Michelangelo, ricevendo spesso dai Medici l’incarico di lavorare insieme a lui. La sua prima opera musicale nacque infatti su un testo di Buonarroti, La Stiava, eseguita nel 1607 al Carnevale di Firenze, ma che, purtroppo, non è giunta fino a noi.

Autoritratto di Artemisia Gentileschi come suonatrice di liuto. Artemisia Gentileschi era contemporanea di Francesca Caccini e amica di Michelangelo Buonarroti il Giovane.

Con Michelangelo collaborò per anni, legata a lui da una grande amicizia che è documentata da una fitta corrispondenza, definita da alcuni, amore. 

Dall’epistolario con Buonarroti emergeva sicuramente in modo esplicito la passione per la composizione. Si confidava con lui, chiedeva consigli per eventuali pubblicazioni, lo informava del successo o meno delle rappresentazioni:

“Non mi sono scordata del debito ch’io aveva di scrivere a V.S. ma si bene sono stata impedita da infinite occupazioni le quali mai non lascerebbono me s’io talvolta non le fuggissi. […] Basta che in me prima mancherà la vita e il desiderio di studiare e l’affetto che ho sempre portato alla virtù perché questa vale più d’ogni tesoro e d’ogni grandezza”.

Francesca Caccini scrisse madrigali, ballate, variazioni, musica per voce. Divenne esponente del “cantar a voce sola” che è un canto “a una voce reale”, anche se in pratica il canto veniva eseguito da più voci “fisiche”. Si tratta di una monodia, che è diversa dalla polifonia.

Nel 1615, durante il Carnevale, rappresentò a palazzo Pitti Il Ballo delle Zigane, interamente musicato da lei, di cui è pervenuto solo il libretto, ma del quale sappiamo che si alternavano brani esclusivamente strumentali a parti corali e ad arie solistiche.

In quel periodo di lei si scrisse:

Qui ella è udita per meravigliosa e senza contraddizione, et in pochi giorni la fama sua è sparsa”.

La Cecchina si sposò con il cantante Giovan Battista Signorini, ma questo matrimonio sembra non aver avuto grande importanza nella sua vita. La professoressa Maria Giovanna Masera nel libro “Michelangelo Buonarroti il giovane” spiega:

“essendo essa stipendiata dai Medici parve opportuno di accasarla con un cantante della corte che, del resto, era uomo di scarsa genialità, faceva parte della musica da camera e guadagnava 13 scudi al mese”.

Nello stesso anno, il 1618, venne stampato a Firenze il suo “Primo libro delle Musiche” nel quale Francesca Caccini estese le sue capacità alla musica cameristica. Il libro constava di un totale di 36 composizioni, suddivise in “spirituali” e “temporali”. Da queste vennero tratti brani eseguiti dalla compositrice durante concerti, sia sacri che profani, offerti alla corte medicea. 

Nelle sue arie Francesca Caccini metteva in mostra spettacolari passaggi di virtuosismo canoro nei brani di ispirazione profana e meditative linee melodiche nelle arie spirituali.  Le sue opere esprimevano una grande gioia di vivere con sonorità vivaci e una forte determinazione nella ricerca di tecniche nuove.

Attribuito al fiammingo Joos van Winghe. Elegante compagnia suonando alla luce delle torce

L’influenza del padre nelle sue prime composizioni venne sostituita in seguito dall’influenza del genio di Monteverdi, per questo la Caccini pare vicina a noi più degli altri compositori fiorentini dell’epoca, ma al giorno d’oggi a partire dalla sua prima Opera le viene riconosciuta una delicata individualità di insigne artista.

Francesca Caccini viaggiò in tournée, accompagnata spesso dal marito, per le corti italiane ed europee, rappresentando a Varsavia nel 1625 in onore del principe ereditario polacco, Ladislao Sigismondo, la sua opera La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina, dedicata al futuro re. Fu la prima opera in forma di melodramma, una commedia-balletto, composta da una donna.

Alla fine del 1626 il marito mor’ e Francesca si risposò con il nobile Tomaso Raffaelli e si trasferì con lui a Lucca, sua città natale. Il secondo marito morì nel 1630, anno in cui lei tornò a Firenze dove assunse di nuovo presso la corte dei Medici il ruolo di insegnante di musica e canto delle principesse e delle altre dame. Rimase attiva a corte fino al 1637. Altre fonti riferiscono che abbia lasciato la città nel 1641.

Non esiste una documentazione affidabile sugli ultimi anni della sua vita. La data della morte viene dedotta da un atto che attesta il trasferimento della tutela del figlio  a suo zio nel febbraio 1645.

Francesca Caccini venne sepolta a San Michele Visdomini, vicino alla tomba di suo padre Giulio e della sorella Settimia.

In vita, la Caccini si guadagnò una immensa reputazione, fu una vera “diva” e suscitò nel pubblico un’ammirazione quasi fanatica. 

La professoressa Masera scrive:

“La Caccini fu veramente la regina delle cantanti medicee, segnalandosi non solo per l’angelica voce e la scuola eccezionale, ma per il suo genio che doveva assegnarle un posto nella schiera non troppo numerosa delle compositrici italiane” 

Nonostante la fama e il successo, già nel Settecento la Cecchina cadde nell’oblio, rotto nel 1847 da un articolo pubblicato nella Gazzetta Musicale di Milano e da successivi studi storici e filologici.

Il suo nome è stato assegnato nel 1994 a un cratere meteoritico di 38,1 km di diametro nei pressi del pianeta Venere.

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