Maria Gaetana Agnesi nacque il 16 maggio del 1718 in seno a una famiglia milanese arricchitasi grazie alla produzione di bachi da seta. Il padre di Gaetana ebbe ben ventun figli con tre diverse mogli. Era un uomo illuminato, oltre che incredibilmente prolifico. 🙂
Appena ventenne, Gaetana sostenne davanti a un nutrito numero di professori la sua pubblicazione “Propositiones Philosophicae”, contenente 191 tesi, tratte dalle pubbliche discussioni, riguardanti questioni di logica, botanica, cosmologia, ontologia, meccanica e pneumatologia (la scienza degli spiriti).
Un contemporaneo riferì:
“Ella […] stabiliva la propria opinione, sciogliendo le molte obiezioni che le venivano fatte, con copiosa eloquenza e purità di lingua latina anche nelle cose più secche e malagevoli a spiegarsi latinamente”.
Il latinista francese Charles de Brosses, amico degli enciclopedisti, scrisse nelle Lettere dall’Italia di non aver trovato in tutto il paese alcuno che lo dilettasse quanto Gaetana.
Giunse il giorno in cui la giovane sorprese il padre, chiedendogli di entrare in convento. Lui rifiutò, pensando di non poter rinunciare a “la delizia del viver suo”. Scesero a patti: Gaetana conquistò la libertà di recarsi in chiesa le volte che ne sentiva il desiderio e abbandonò i balli, i teatri e ogni divertimento.
Esaurita la filosofia, la Agnesi si appassionò alla matematica che diventò presto la sua materia favorita. Scrisse:
“le matematiche ci conducono sicurissimamente a raggiungere la verità e a contemplarla, della qual cosa niente è più piacevole”
Il risultato del suo impegno – e del suo “divertimento” come tiene lei a precisare – sono le “Instituzioni Analitiche ad uso della gioventù italiana”, il primo manuale di algebra, geometria e calcoli differenziali mai scritto in Europa ad usum studentium”. In questo testo, tra le altre cose, descriveva una curva particolare, poi denominata “la versiera di Agnesi”.

Per dare il libro alle stampe fece trasferire al palazzo di famiglia i torchi dello stampatore, affinché i tipografi potessero eseguire il lavoro esattamente come lei aveva concepito. Ne risulterà un libro magnificamente illustrato nonostante affronti uno dei più discussi dilemmi matematici dell’epoca: il calcolo infinitesimale. Occorre dire che il calcolo infinitesimale si era sviluppato in due forme indipendenti, una proposta da Leibniz nel 1684 e l’altra da Newton nel 1687.
Agnesi non solo tradusse i lavori sparsi dei suoi contemporanei, ma unificò le diverse espressioni e sistemi di pensiero che le sottendevano, dedicando le mille pagine che ne risultarono all’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

L’opera di Maria Gaetana Agnesi godette di larga fama e fu tradotta in francese e in inglese.
Le giunsero plausi da tutta Europa: i dotti dell’Accademia Reale di Francia lodarono il libro come un’opera avanzatissima; l’imperatrice Maria Teresa d’Austria le inviò un anello di brillanti in un prezioso cofanetto; il Papa Benedetto XIV le dedicò benedizioni e doni preziosi; Carlo Goldoni scrisse un sonetto a lei dedicato.
Nel 1750 Maria Gaetana sostituì il padre nell’insegnamento della matematica all’Università di Bologna e il papa le offrì di insegnare nella stessa università. Sarebbe stata la seconda cattedra in mano a una donna, dopo quella di Laura Bassi.
Ricordiamo che la prima laureata donna – in filosofia all’Università di Padova – fu Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, ma proprio perché donna non le fu concesso di insegnare.

Maria Gaetana rifiutò, dedicandosi a studi privati e all’istruzione dei fratelli, delle sorelle e dei domestici di casa, sostenendo con convinzione che anche le donne dovessero essere istruite.
Alla morte del padre vendette tutti i suoi averi e rese casa Agnesi, insieme alla sorella Paola, un rifugio per inferme ed ella stessa divenne inserviente e infermiera. Aprì in pratica un piccolo ospedale e per far fronte alle spese, si rivolse ai conoscenti, alle autorità, alle opere pie.
Si fece povera fra i poveri per soccorrere indigenti e bisognosi e morì nella sua stanza del Trivulzio il 9 gennaio 1799. Venne sepolta in una fossa comune, come desiderava. Lei che nella vita era riuscita sempre a imporre la propria volontà.

Lo storico monzese Antonio Francesco Frisi le dedicò un “Elogio” sul cui frontespizio campeggiava la seguente frase latina, tratta dal “De Agricola” di Tacito: “Dissimulatione famae famam auxit”, che significa “Dissimulando la sua fama, l’accrebbe”.
Forse Gaetana Agnesi non avrebbe approvato, ma oggi al suo nome sono intitolati licei scientifici, istituti tecnici, le vie di varie città e, nella sua Milano, un giardino.