Dopo il lavoro eccellente svolto da Melania Mazzucco con L’architettrice, nessuno ignora più l’esistenza e l’opera di Plautilla Bricci.

Qui però vogliamo ricordare un altro personaggio femminile che si dedicò con successo all’architettura, anche se questa non fu la sua principale occupazione.
Voliamo in Francia nel XVI secolo, al tempo delle Guerre di religione.
Jacquette de Montbron nacque nel 1542. Era la terzogenita, ma ben presto i fratelli morirono e lei e rimase unica erede delle terre di famiglia.
Nel 1558, a sedici anni, sposò André de Bourdeille, al quale portò in dote le notevoli proprietà di Matha, Archiac e Sertonville ad Angoumois. La sua famiglia era infatti tra le più importanti della contea di Angoulême.

Al marito diede sei figli, quattro femmine e due maschi, prima di restare vedova. André de Bourdeille morì infatti dopo 24 anni di matrimonio, nel 1582, mentre Jacquette era appena giunta ai quarant’anni, di nuovo erede delle proprietà di famiglia.
A quel punto Jacquette si dedicò all’attività di recupero di uno dei castelli di famiglia, a Matha, ricostruendo la struttura, ispirata dagli studi di Sebastiano Serlio.

Dal 1587 divenne dama di compagnia della regina Caterina de Medici, che fu colpita dal coraggio della donna nel sostenere le sue terre e i conterranei durante le guerre di religione.
Infatti durante la Guerra dei Tre Enrichi, Jacquette diede rifugio nel suo castello di Matha ai notabili cattolici che erano venuti a chiedere protezione. Enrico I di Borbone-Condé, uno dei principali leader protestanti, mise sotto assedio il castello e minacciò di bombardarlo, ma lei si rifiutò di consegnare i rifugiati.
L’anno seguente, dopo la morte del Condé, poté rientrare in possesso di tutti i suoi feudi e nel 1589 ricevette dalla regina madre un lascito personale di 4000 corone. Le utilizzò per costruire un nuovo castello in stile rinascimentale, accanto al vecchio castello di Bourdeille, nel Périgord.

Il cognato, Pierre de Bourdeille – letterato più noto con il nome di Brantôme – che le fu sempre molto vicino, specificò nei suoi scritti che tutta l’opera fu di invenzione e progettazione di Jacquette. Dobbiamo immaginarla mentre disegnava interamente la sua futura casa e supervisionava interamente il cantiere.

Nel 1596 Jacquette venne afflitta dalla morte prematura della figlia Renée che la debilitò nello spirito. Non molto tempo dopo, il 28 giugno 1598, Jacquette stessa morì, all’età di 56 anni, senza essersi mai risposata.
Il suo necrologio venne scritto dal cognato che sempre le restò vicino.È considerato una delle principali fonti di informazioni sulla sua vita.

Portiamo anche brevemente l’esempio, sempre francese e quasi contemporaneo, di Catherine Briçonnet nata nel 1494 in Linguadoca. Suo padre era sovrintendente delle finanze della provincia durante il regno di Luigi XI.
Sposò Thomas Bohier, ministro delle finanze e delle imposte dei re Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I.
Nel 1512 Bohier acquistò un castello in rovina e Catherine Briçonnet ne supervisionò il restauro tra il 1513 e il 1521, mentre suo marito era impegnato a combattere in Italia. La torre e il nucleo, chiamato Château des Dames, furono opera sua.

L’edificio fu poi ampliato da Diana di Poitiers e infine da Caterina de’ Medici. L’edificio risponde ai principi dell’architettura rinascimentale, con assi di simmetria interrotti solo dal volume poligonale della cappella e della biblioteca. La scalinata, a differenza di quanto accadeva allora, è progettata in modo rettilineo ed è illuminata da aperture che si affacciano sul fiume. Agli angoli dell’edificio si trovano piccole torri che ospitano bagni e ripostigli. I pannelli in legno della biblioteca in stile italiano recano le iniziali di Thomas Bohier e di Catherine.

Quasi andato perduto durante la Seconda Guerra Mondiale, fu restaurato nel 1952.
Il castello oggi è noto come Chenonceau, fa parte del circuito dei castelli della Loira ed è Patrimonio dell’UNESCO. È il monumento privato più visitato in Francia