Il mistero delle due monache di colore, mantenute da Louis XIV

Gli amanti del periodo storico di cui ci occupiamo avranno sicuramente visto la serie televisiva Versailles. In una puntata della prima stagione si vedeva la regina Maria Teresa d’Asburgo partorire una bimba di colore. 

Questo aneddoto ha una base storica, tramandata e romanzata per secoli. 

Tutto nasce dal dipinto che vedete qui sopra, attribuito a Pierre Gobert, e da qualche pettegolezzo dei memorialisti dell’epoca, accresciuto nei secoli, perché in realtà le fonti documentali smentiscono la letteratura su questa vicenda.

Già ai tempi di Louis XIII, i reali tenevano sotto la loro protezione alcuni “buoni selvaggi”. Erano soprattutto donne provenienti dalle Antille che entravano da bambine in convento per poi diventare suore con la dote necessaria offerta dai reali francesi. 

Vi erano poi i negrillos, bambini africani, portati in Europa, considerati quasi come animali di compagnia o come dei giocattoli per le signore raffinate che desideravano distrarsi con un nuovo passatempo.  Venivano esibiti alla Corte o nei saloni privati nelle occasioni mondane.

Louise de Kérouaille, ritratta da Pierre Mignard,1681, National Portrait Galery, London

Anche la Regina Maria Teresa d’Asburgo annoverava tra i membri del suo seguito un nano da compagnia, di colore proveniente dalle Antille e di nome Nabot. 

Da qui i pettegolezzi sulla pelle della bambina nata nel 1664.

A Corte si mormorava che la Regina avesse esagerato con la cioccolata o avesse guardato troppo a lungo il suo nano.

E in seguito per i posteri divenne più stuzzicante accusare una regina spagnola di adulterio con un nano di colore che rendere pubblica una banale tresca del Re Sole con una serva delle Antille.

Occorre tuttavia sottolineare l’opportuna sparizione da Versailles del nano proprio dopo la nascita della principessina.

Ciò nonostante i documenti ufficiali non mentono, possono omettere, andare persi o distrutti, ma non mentire.

Jean Nocret, ritratto di Maria Teresa d’Asburgo, 1669, Palace de Versailles.

La nascita di un bimbo di colore a corte sarebbe stata soggetta alla censura dell’informazione pubblica nel regno. La Gazette de France, gli Avvisi o Nouvelle à la main, non avrebbero di sicuro riportato il fatto, ma sarebbe stato ben diverso per le missive che gli ambasciatori stranieri inviavano ai loro sovrani. Non vi era pudore, né moderazione in queste lettere segrete e spesso codificate che a volte hanno raccontato le verità che la Storia ufficiale voleva nascondere.

Ma sul parto della regina di Francia del 1664, non vi è niente che faccia pensare a un bimbo che fosse dichiaratamente non discendente del Re Sole.

Non manca nulla nelle loro informazioni: il termine della gravidanza, il momento del parto, i dolori della Regina, la sua febbre puerperale, la guarigione e il doppio nome di battesimo della neonata principessa, i nomi dei suoi padrini principeschi, ecc.

La bambina non era affatto di colore e nemmeno nei giorni nei giorni successivi si spargono voci sul colore della sua pelle. È piuttosto difficile credere che sia stata messa in atto una cospirazione che avrebbe dovuto unire in un silenzio comune dalla Roma del Papa fino all’Inghilterra protestante.

La neonata morirà quaranta giorni dopo, come quasi tutti i figli del Re e della Regina di Francia ai quali cinque dei sei principini non sono sopravvissuti oltre i cinque anni.

Ma vi è un’altra storia romanzata che vede protagonista la giovane monaca di colore ritratta nel ritratto: la “Mauresse de Moret”, dove Mauresse  era il termine che si usava al tempo di Luigi XIV per indicare una donna meticcia o di colore, e Moret il villaggio in cui si trovava il monastero che la ospitava.

La verità ormai si è diluita nei secoli, ma esistono altre teorie secondo le quali vi erano due bimbe di colore cresciute in conventi diversi, diventate poi novizie e che presero i voti sotto la protezione del Re Sole. Queste sarebbero figlie del Re stesso e di un’attrice de la Comédie di origini nordafricane che era stata venduta al Primo Capo Attore di Luigi XIII. 

La prima fanciulla, Louise Marie Thérèse, ha un nome che salta all’occhio con una triplice denominazione estremamente rara, legata quasi esclusivamente all’alta nobiltà. 

La spiegazione più ovvia per una ragazza straniera di pelle nera per portare il primo nome del Re e il doppio nome della Regina deriverebbe dal fatto di averli ricevuti durante una cerimonia battesimale sotto gli auspici dei due sovrani. 

Tali auspici regali, degni, come dicevamo sopra, dello spirito  missionario con i “Buoni Selvaggi” (le persone che venivano dalle colonie), sono segnalati spesso sotto Luigi XIII, ma sotto il suo successore solo in questi due casi.

La corte francese non usò discrezione nei confronti della “mora di Moret”, la quale divenuta monaca benedettina con il nome di suor Louise Marie de Sainte-Thérèse, ricevette un certo numero di visite di personaggi di alto rango dell’entourage reale e persino dei figli del Re.  Il giorno della presa dei voti Louis XIV era presente alla cerimonia.

Louis XIV ritratto da Charles le Brun, 1661, Museo di Storia della Francia, Parigi.

Negli ultimi anni sono venuti alla luce dei documenti che testimoniano come esistesse una seconda ragazza di colore che Louis XIV protesse con tutte le sue cure, così segretamente che è rimasta sconosciuta fino ad oggi: Dorothée.

Le prove del legame di queste due suore  con il Re di Francia sono trascritte negli atti per il loro mantenimento. Sono 5 gli ordini emanati da Luigi XIV relativi alle pensioni di  5000 fiorini per le due ragazze, ospitate in due conventi distinti e ben trascritte negli archivi della Casa del Re. 

Occorre notare che se una delle due fosse stata figlia della Regina il suo nome apparirebbe probabilmente nei conti della casa della Regina e non nei certificati pensionistici del Re.

Nei documenti Louis XIV assicurava che avrebbe pagato tutte le spese, anche future, per Dorothée e ordinava alle monache: “Prendetevi buona cura di lei”.

Nel 1700,  fece spostare Dorothée dalle Orsoline d’Orléans fino a un convento a Parigi per 3 mesi, senza altra ragione credibile che quella di poterla andare a trovare. 

Se ancora avessimo qualche dubbio sulla paternità reale, possiamo aggiungere che il sovrano fece scortare Dorothée tra le due città da uno dei suoi consiglieri, un grande ufficiale della sua famiglia militare e da vari soldati. O forse dovremmo considerare che questa giovane ragazza del convento, fosse un pericolo per il regno?

Questa affettuosa paternità del Re Sole potrebbe attenuare in qualche modo l’immagine giunta fino a noi di sovrano senz’anima.

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