Una delle pittrici con più talento dell’epoca d’oro fiamminga ha visto il suo nome letteralmente cancellato dalle sue tele e sostituito con le firme di altri pittori. È ciò che è successo a Judith Leyster i cui quadri sono stati attribuiti per secoli ad artisti uomini.
Nel 1893 al museo del Louvre venne fatta una scoperta stupefacente.

Durante il restauro della grande tela “La compagnia gioiosa” i restauratori scoprono sotto la firma di Frans Hals un monogramma con la J e la L fuse e intrecciata a una stella cometa.
Si trattava della firma di Judith Leyster che riappare finalmente alla luce. Le sue iniziali sono accanto a una stella perché Leyster in olandese significa “stella polare” e sarà proprio grazie a questo simbolo ricorrente che alcune opere ufficialmente non attribuite alla pittrice verranno restituite alla sua reale autrice.

Judith Leyster nacque nel 1609 a Harlem. La sua non era una famiglia di artisti; suo padre era un birraio. Ma a vent’anni la giovane era già diventata una celebrità locale per il suo talento pittorico.
Era l’ottava figlia e alcuni studiosi ipotizzano che Leyster avesse intrapreso una carriera nella pittura per contribuire a sostenere la propria famiglia dopo la bancarotta del padre. Quindi, a causa di un genitore poco adatto al commercio, abbiamo avuto la fortuna di godere di una pittrice che, in un mondo artistico dominato dagli uomini, osò dipingere ciò che nessun’altra donna dipingeva all’epoca.
Leyster si specializzò in scene di genere simili a ritratti, dove vediamo da una a tre figure, spesso in piedi, che generalmente trasudano allegria e sono mostrate su uno sfondo semplice. Molti sono bambini e altri sono uomini dalle guance arrossate dal vino o musicisti con i loro strumenti intenti a suonare e bere nelle locande.

Tuttavia la pittrice era particolarmente innovativa nelle sue scene di genere domestico. Si tratta di scene tranquille di donne a casa, spesso a lume di candela o di lampada, sottolineando il punto di vista della donna.
Il suo pennello è libero, vibrante e la capacità di riconoscere le emozioni e portarle su tela è rimarcabile.

L’esempio più lampante che mette in evidenza il punto di vista femminile è la grande tela considerata il suo capolavoro: “La proposizione”. Mentre i suoi colleghi dipingono scene di prostituzione con uno sguardo maschile compiacente, lei ci propone l’altra faccia della medaglia.
Una donna modesta concentrata sul suo cucito, molestata da un uomo che le mostra un pugno di monete con le quali la vuole comprare.
Dalla sottigliezza delle espressioni sottolineate dai giochi d’ombra e luce Leyster sembra denunciare in anticipo sui tempi le molestie maschili.

Nel 1633 Leyster divenne la prima donna ammessa all’Accademia di San Luca di Harlem, la corporazione dei pittori.
Finalmente le sue opere si vendettero agli stessi prezzi dei suoi colleghi uomini. Leyster aprì la sua propria bottega e formò diversi apprendisti. È documentato che avesse preso sotto la sua ala tre apprendisti maschi. Uno di questi le verrà rubato da Frans Hals senza il permesso della corporazione. Si arriverà a un processo perché Leyster non si lasciava certo intimorire da un atto di forza.
Nel 1633 sposò il pittore Jan Miense Molenaer. La sua produzione artistica diminuì, mentre lei si consacrava alla famiglia. Ma divenne una formidabile donna d’affari, conducendo la bottega del marito e occupandosi di innumerevoli progetti.

Alla sua morte nel 1660 Judith Leyster venne dimenticata dalla storia dell’arte.
Le sue opere vennero man mano attribuite a pittori uomini, principalmente proprio a quel Frans Hals al quale si era contrapposta.
Due secoli più tardi la scoperta al Louvre scatena uno scandalo e un processo clamoroso per il mondo artistico. Quando si scopre la sua firma sotto quella di Hals, il prezzo del quadro crolla del 25%.
Tuttavia il fatto diede il via all’analisi sistematica di altre tele: ne emersero immediatamente sette da attribuire a Leyster e negli anni successivi si arrivò a trenta.
Oggi Judith Leyster ha infine il suo posto nella storia dell’arte e le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo.

Dal suo autoritratto, presente nella galleria di Washington – quantunque sia stato conservato fino al 2022 nei magazzini – lei ci guarda con un sorriso ironico, come se fosse sempre stata convinta che alla fine la sua Arte avrebbe trionfato sull’oblio imposto.
Anche il mercato sembra essersi accorto di lei.
Il suo record in asta è registrato da Christie’s Londra nel 2018, quando Merry Company è stato venduto per 2 milioni di euro.
L’ultimo suo dipinto venduto all’asta è stato battuto a Milano. Si tratta di un Ritratto di dama .
