Anne Clifford, contessa di Pembroke, Dorset e Montgomery, trascorse gran parte della sua vita in una lunga e complessa battaglia legale per ottenere i diritti sulla sua eredità. La sua affascinante storia è nota grazie ai suoi scritti in forma di lettere e per il diario che tenne nel corso della sua esistenza, testimoniando circostanze sia personali che storiche, tra cui il funerale di Elisabetta I nel 1603 e l’incendio di Londra nel 1666.
Grazie a questi scritti è stata considerata una figura letteraria della sua epoca e venne rivalutata poi nei primi del ‘900.
Anne Clifford nacque nel 1589 nel Castello di Skipton, figlia di George Clifford, III Conte di Cumberland, e di sua moglie Margaret. Suo padre era un ammiraglio della Marina e al tempo stesso un cortigiano stravagante che si era affermato alla corte della regina Elisabetta come abile giostraio.
Anne fin da bambina faceva parte delle favorite della regina Elisabetta I d’Inghilterra.

I due fratelli di Anne morirono giovani, lasciandola unica figlia sopravvissuta. Crebbe quindi in una famiglia composta quasi esclusivamente da donne e ricevette un’eccellente educazione dal suo tutore, il poeta Samuel Daniel, sviluppando l’amore per la letteratura, la storia, i classici e le opere religiose.
Quando aveva 15 anni, suo padre morì e Anne rimase sconvolta nello scoprire di essere stata esclusa dall’eredità.
Le terre della famiglia Clifford erano estese e includevano i grandi castelli di Skipton, Brougham, Brough e Appleby.
George Clifford aveva lasciato le terre e i titoli a suo fratello Francis, pensando che fosse sufficiente risarcire Anne con 15.000 sterline.
Non aveva tenuto in conto della formidabile determinazione di sua figlia che si oppose a quella che era una chiara violazione dello statuto testamentario, risalente all’epoca di re Edoardo II, il quale stabiliva che le proprietà di Clifford dovevano essere trasmesse in linea diretta all’erede più anziano, maschio o femmina che fosse.
Da quel momento, la missione di Anne fu riconquistare quella che considerava la sua legittima eredità.
La madre, Margaret, in qualità di tutrice, avviò l’istanza per suo conto sia sui titoli baronali dei Clifford che sulle contee, ma il tribunale respinse le rivendicazioni nel 1606.
Le successive ricerche d’archivio di Margaret demolirono i diritti del Conte Francis riguardo tutte le tenute. Un anno dopo i giudici della Corte dei Ward (tribunale feudale) decisero che le proprietà del castello di Skipton appartenevano di diritto ad Anne.

Suo zio, tuttavia, si rifiutò di cedere le terre.
Nel 1609, Anne sposò Richard Sackville terzo conte di Dorset. Il marito la appoggiò nelle sue cause legali e, nel 1615, il tribunale decise che lui e Anne avrebbero potuto scegliere tra due diverse metà dei beni, ma non avrebbero potuto averli tutti.
Anne si rifiutò di accettare: voleva l’intera eredità che considerava sua di diritto. Nonostante le suppliche del marito, ormai esasperato, e persino quelle di Re Giacomo I, continuò a combattere.
Contro la loro volontà, nel 1616 Anne si recò a nord per visitare le “proprie” tenute e far visita alla madre presso il Castello di Brougham, dal momento che era l’unica persona rimasta a sostenere le sue rivendicazioni.
Al momento di abbandonare il castello, le due donne percorsero un quarto di miglio fino al punto in cui il viale della tenuta incontrava la strada principale “dove lei ed io avemmo una separazione dolorosa e pesante”, scrisse nel suo diario.
Margaret morì un mese dopo e così Anne perse l’unica persona disposta ad aiutarla a lottare per l’eredità. In seguito ordinerà di erigere un monumento in memoria della madre proprio nell’incrocio in cui si salutarono, oggi celebre come il Pilastro della Contessa.

Anne si ritrovò quindi isolata, tuttavia si rifiutò di cedere i suoi diritti sulle proprietà nonostante le sgradevoli azioni del marito e le incessanti pressioni dei cortigiani di Giacomo I.
Il peggio avvenne quando, nel febbraio del 1617, rifiutò di accettare un’ulteriore risoluzione della controversia, in base alla quale tutte le proprietà sarebbero state assegnate allo zio Francis e ai suoi eredi maschi, i cugini di Anne, mentre a lei sarebbero state versate a titolo di risarcimento 17.000 sterline che il marito intascò rapidamente lasciandola senza nulla.
Nel 1630 Lady Anne sposò in seconde nozze Philip Herbert, 4° conte di Pembroke. Il carattere ribelle della contessa rese movimentato anche questo matrimonio fino ad arrivare al conflitto più grande: la decisione di permettere alla propria figlia minore di scegliere autonomamente l’uomo al quale legarsi in matrimonio.

Lady Anne Clifford è la donna ritratta in abito scuro.
Infine solo con la morte senza eredi del cugino, nel 1643, Anne riconquistò le terre dei Clifford.
Per celebrare, commissionò il “Great Picture”, un ritratto di lei e della sua famiglia, oggi di proprietà dell’Abbot Hall Art Gallery di Kendal.

Jan van Belcamp dipinse l’enorme ritratto a trittico di Anne Clifford, seguendo il progetto della contessa e le sue specifiche. Il dipinto ritrae Lady Anne in tre momenti della sua vita: all’età di 56 anni, a destra; all’età di 15 anni, a sinistra, e mentre era nel grembo materno, al centro, dove vediamo ritratti i fratelli, il padre e la madre.
Dopo la Guerra Civile del 1649, all’età di 60 anni, Anne tornò al nord dove si trasformò in una delle prime donne architetto ricordate nella storia insieme a Katherine Briçonnet e Elizabeth Wilbraham.
Nomi dimenticati nelle raccolte di architettura britannica, come quella celebre di Nikolaus Pevsner, che chi ha studiato architettura ben conoscerà.
Recuperate le sue proprietà Anne Clifford iniziò a progettare e lavorare alla ricostruzione degli edifici abbandonati o danneggiati durante la guerra.
Il suo intenso lavoro come architetta è stato documentato ed è ancora visibile in una grande varietà di costruzioni che si innalzano nelle sue contee, tra cui spiccano il restauro, l’adattamento e il miglioramento dei castelli di famiglia e delle chiese poste sul territorio, che riportò gli edifici al loro antico splendore; la costruzione di asili per le vedove povere e i loro figli ad Appleby; il progetto e la costruzione di mulini, magazzini, infrastrutture stradali e ponti per rendere i territori più produttivi.

Lady Anne Clifford si dedicò anche a disegnare elementi commemorativi o monumenti come il celebre Countess Pillar in memoria di sua madre. Nei suoi diari ha lasciato testimonianza di come istruiva gli scultori e gli artigiani sulla tipologia, il formato, l’araldica, le iscrizioni e i dettagli di ciascuna opera.
Il suo profilo come progettista di queste opere è provato, anche se in vari testi veniva solitamente citata solo come mecenate delle arti.
Al contrario oggi la sua opera di ricostruzione viene illustrata attraverso diversi luoghi storici, alcuni dei quali sono affidati alla tutela di English Heritage e organizzati in un percorso riconoscibile nella campagna inglese.

Tutto ciò grazie soprattutto al contributo documentale dei suoi scritti contenenti dati, dettagli e chiarimenti su questi edifici, sulle loro circostanze e sulle loro vicende, consentendo di comprendere meglio il contesto di queste opere.
Nei suoi diari viene chiaramente affermato che i lavori, sia sui monumenti funerari sia sulla ristrutturazione o ricostruzione di edifici, venivano sempre eseguiti “by my directions“, cioè “secondo le mie istruzioni”.
Anne morì nel 1676 al Castello di Brougham, nella stanza in cui era nato suo padre.
Alla sua morte lasciò un imponente epistolario e i numerosi diari riassunti da lei stessa e curati dopo duecento anni da Julius P. Gilson che li pubblicherà nel 1916 rendendoli preziosi strumenti per gli studi degli storici della letteratura e dell’architettura.

Nel testo della storica inglese Helen C. Gladstone “Costruire un’identità” si legge:
«Visse per ventisette anni come una grande dama nelle sue tenute del nord, senza mai più recarsi in quella che considerava una corte moralmente decadente. Il suo conservatorismo nello stile costruttivo, nella ritrattistica, nel suo rifiuto della moda, la sua assunzione di responsabilità patriarcali, tutto ciò denotava la sua adesione alla “cultura rurale” in contrapposizione all’ostentazione stravagante degli stili di vita di corte.»
Lady Anne Clifford lottò duramente per ricoprire il ruolo da lei desiderato nella società inglese del tempo: quello di una castellana colta, illuminata e orgogliosa testimone della sua casata.