l'anima dannata - L.Bernini

Un dettaglio poco noto dietro la stesura di Marmo e fango

L’episodio in cui Gian Lorenzo Bernini ordinava a un suo servo di punire Costanza Piccolomini, dopo un presunto tradimento, è agli onori della cronaca dal 1638.

l'anima dannata - L.Bernini

Moltissimi tra ambasciatori e spie, più o meno ufficiali all’interno dello Stato Pontificio governato da papa Urbano VIII, raccontarono questa vicenda per iscritto ai loro rispettivi sovrani, facendola viaggiare per mezza Europa.

In molti avevano già parlato del celebre scultore, dicendo quanto fosse pazzamente innamorato della moglie di un suo lavoratore alla Fabbrica di San Pietro. Altrettanti dissero, dopo lo sfregio, che a causare il furore di Lorenzo fu un tradimento che la donna avrebbe consumato ai danni di Lorenzo proprio con Luigi Bernini, fratello minore dello scultore.

Nessuno condannava apertamente la vendetta di Bernini, lo scultore era giustificato nel suo gesto dalla mentalità patriarcale dei suoi contemporanei. Ricordiamo che anche il Papa lo assolse, mentre a pagare fu il servo esecutore materiale dello sfregio, il fratello Luigi e persino – ovviamente direi, con il doveroso sarcasmo – Costanza.

In questa vicenda abbastanza nota, meno conosciuto è un dettaglio che Domenico Bernini, l’ultimo degli undici figli dell’artista, narrerà anni dopo nella biografia del padre, scritta di suo pugno: Vita del Cavalier Gio. Lorenzo Bernino descritta da D. B. suo figlio. Questa venne pubblicata soltanto nel 1713, quando già altre opere filosofiche e politiche lo avevano reso celebre.

frontespizio della biografia scritta da Domenico Bernini

In queste pagine si legge che sul finire del 1638, e per i quarant’anni successivi, dunque fino alla sua dipartita, Gian Lorenzo Bernini assistette ogni venerdì alle devozioni della Buona Morte presso la Chiesa del Gesù.
Faceva parte di questo momento religioso anche il pio esercizio della disciplina: gli umili fedeli, per mortificare la carne e per mostrare orrore dei propri peccati, frustavano le proprie schiene con il flagello, spesso al punto di sanguinare.

Se queste manifestazioni di fede così violente erano all’ordine del giorno nel Seicento, cosa portò il Bernini, che fino alla mezza età non era mai stato religiosamente estremista, ad avvicinarsi a questa penitenza?

I tremendi episodi dello sfregio di Costanza e del violento litigio con il fratello risalgono proprio a quei mesi: fine agosto 1638.
E dal momento che Luigi Bernini, in esilio a Bologna dopo il fattaccio, rientrò a Roma perdonato dal fratello soltanto nel 1645, possiamo facilmente supporre che Gian Lorenzo Bernini cercasse redenzione per qualche altro grave peccato.

Che si fosse pentito del suo gesto nei confronti di Costanza?

D’altronde era appena convolato a nozze con Caterina Tezio, all’inizio del 1639… Quali altri peccati doveva scontare?

È un buon punto di partenza per ipotizzare una storia… Quella che racconto nel mio nuovo romanzo “Marmo e fango, amore e possesso nella Roma di Gian Lorenzo Bernini“, edito da Nua Edizioni e in uscita il 12 settembre 2025.

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