Bernini ritrae Costanza Piccolomini: tra arte e amore

Oggi vi racconto qualcosa di più sul busto di Costanza Piccolomini – Bonucelli scolpito da Lorenzo Bernini in un piccolo blocco di marmo rimasto a lugo sulla sua scrivania.

Molto è stato detto dai contemporanei di Bernini e dagli studiosi di arte posteri per esaltare lo scultore e affossare la memoria di questa donna.

Secondo costoro si trattava di un ritratto così intimo da raffigurare un’adultera appena uscita dalle lenzuola del suo amante, una donna di basso rango con i capelli scarmigliati e la camicia slacciata lascivamente. Ma recentemente altre interpretazioni si sono fatte strada.

Il Barocco è stato il secolo dell’apparenza e i busti celebrativi o commemorativi avevano il compito di raffigurare la versione migliore del soggetto. Le donne raffigurate in pietra o marmo erano pochissime, spesso regnanti o donne passate presto a migior vita di cui si voleva perpetuare il ricordo. Erano raffigurate con gli abiti e i gioielli più preziosi e l’espressione statica.

Olimpia Maidalchini e Maria Barberini Duglioli in due busti mamorei dell’epoca

Il busto di Costanza si stacca nettamente da questa tradizione.

Indubbiamente Bernini la volle raffigurare in un ritratto intimo, solo per se stesso, nel senso che non ebbe un committente e che il ritratto inizialmente non doveva essere mostrato a nessuno, anche se molti poi lo vollero vedere, dopo che si diffuse la notizia che

«Il Cavaliere non ha mai fatto una testa migliore, né più bella» Francesco Mantovani al duca di Mantova, 1640

Bernini non avrebbe messo alla berlina come adultera la donna che amava.

Bernini fece il busto mentre era appassionatamente innamorato di lei.

Fedele alla sua teoria del ritratto parlante, immortalò Costanza in tutta la sua espressività, cosa che non avrebbe osato fare con una donna potente come Olimpia Maidalchini o con una fanciulla morta in giovane età come Maria Duglioli Barberini.

Inoltre volle usare alcune rappresentazioni codificate note a chi era esperto del mondo della rappresentazione pittorica o scultorea.

I riccioli sciolti di Costanza sono gli stessi con cui al tempo era rappresentta l’allegoria della pittura, con così tante idee per la testa che i suoi capelli si gonfiano in mille volute “che trasmettano intelletto e ispirazione”.

In “Iconologia” di Cesare Ripa, testo di riferimento a quei tempi, si legge:

“ruvidi e sciolti in alto, e in varie parti con riccioli che paiano frutto di incuria, perché questi sgorgano fuori della testa, come in essa si formano pensieri e fantasmi”.

Osserviamo ora le labbra: nel XVII secolo le donne perbene tenevano la bocca chiusa.

Ma Bernini scolpisce le labbra di Costanza socchiuse, mostrando appena i piccoli denti sotto labbra aperte, per rifarsi alla tradizione dell’antichità, proprio come Plinio il Vecchio racconta facesse il pittore greco Polignoto da Taso quando doveva raffigurare una divinità.

La volle, sì, raffigurare in un contesto intimo, con la sorpresa sul volto, una spalla leggermente più alta dell’altra, la camicia slacciata, gli occhi vividi.

Ma nel Seicento le donne per bene tenevano la bocca chiusa, e Bernini sceglie di scavare la bocca, dandole implicitamente la facoltà di esprimersi, come riconoscimento di amore e stima enormi per quel tempo.

Questi dettagli raccontano di qualcosa che somiglia a un amore profondo e trasportano attraverso i secoli un messaggio di grande stima, a prescindere di come la loro storia fosse finita.

Lascia un commento