Milady è il personaggio femminile più affascinante del romanzo ” I tre moschettieri” di Alexandre Dumas.
È una cattivissima, con la semplificazione di carattere di alcuni feuilletton ottocenteschi, ma sembra nascondere una sua verità che la rende molto vicina al moderno sentire.
Pare che Dumas per disegnare questo personaggio abbia tratto ispirazione dalla contessa di Carlisle, Lucy Hay, nata Percy, vissuta tra il 1599 e il 1660, e protagonista di alcuni intrighi durante la Guerra Civile inglese.
Andiamo a scoprire qualcosa di più su questa bellissima e misteriosa nobile inglese.

Il fascino di Lucy Percy venne celebrato dai più noti poeti dell’epoca. E qui sopra la trovate in un ritratto, dipinto da Antoon Van Dyck.
Di nobilli natali era la figlia del IX conte di Northumberland, Henry Percy. Sposata, fin dal 1617, al conte di Carlisle, assunse il nome di Lucy Hay. Indiscusso fin da subito fu il suo potere alla corte di Carlo I, grazie soprattutto alle relazioni che coltivò con diversi potenti dell’epoca.
Si racconta che fu amante di Thomas Wentworth, successivamente giustiziato durante la guerra civile inglese, e di John Pym, oppositore politico del primo e di Re Carlo Stuart. Per entrambi questi personaggi Lucy svolse incarichi di spia, vicina agli ambienti antipapisti e puritani di quegli anni.
Nel frattempo, dal 1626, entrò nella sfera d’influenza della regina d’Inghilterra, Henriette Marie (che vi ricordiamo essere la sorella di re Louis XIII e di Cristina, duchessa di Savoia), e ottenne il titolo di Signora della Camera da Letto, in pratica un’assistente strettissima e prima dama di compagnia della Regina.
Un suo grande successo nel ruolo di spia fu nel comunicare a suo cugino Robert Devereux, conte di Essex, ceh fosse nell’aria il suo arresto, da parte del Re, insieme ad altri quattro congiurati: tutti e cinque riuscirono a fuggire. Tuttavia pare che Lucy fece spesso il doppio gioco, servendo entrambe le parti contemporaneamente, facendo spionaggio per cattolici e presbiterianie e infiammando le rivalità.

Nel 1646 si unì agli interessi del partito moderato presbiteriano che si riuniva a casa sua. Arrivò ad impegnare la propria collana di perle, ottenendo fondi per 1500 sterline – che all’epoca erano una cifra davvero ragguardevole- e divenne messaggera e intermediaria tra le bande sparse di sostenitori del principe in esilio.
Il 15 marzo 1649 venne imprigionata nella Torre di Londra e da qui tenne corrispondenza in codice, tramite suo fratello, con il Re che era forzatamente lontano dalla Capitale. Venne anche minacciata di tortura alla rastrelliera perché svelasse importanti informazioni di Stato, ma non cedette.
Fu rilasciata su cauzione il 3 marzo 1652, ma perse definitivamente la sua precedente influenza quando Hyde divenne il principale consigliere di Carlo II.
Si sentì male improvvisamente, due mesi dopo la Restaurazione di re Carlo II, il 5 novembre 1660, verso l’ora di pranzo, dopo aver – dicono le cronache – “cenato bene”, mentre stava tagliando un pezzo di nastro. Morì quella sera tra le 5 e le 6.
Non ebbe figli, né si risposò dopo la morte del marito.

La Rochefoucauld nelle sue Memorie le attribuisce il furto perpetrato ai danni di Lord Buckingham, del quale Lucy era stata amante, di alcuni pendagli di diamanti, che la regina Anna d’Austria aveva ricevuto da Re Louis XIII e successivamente donato proprio a Buckingham come pegno d’amore.
Il suo fu dunque un furto mosso da gelosia, da cui Dumas attinse a piene mani per l’episodio dei pendagli di diamanti ne “I tre Moschettieri”.
Nota succosa sulla malizia dei nostri “amici” del XVII secolo: John Suckling si ispirò a lei per il poemetto erotico “Upon My Lady Carlisle’s Walking in Hampton Court Garden”.