Giulia Lama, pittrice “moderna”

Nel panorama delle pittrici italiane del passato c’è Giulia Lama, dalla straordinaria capacità espressiva, ma sconosciuta ai non addetti al settore. Fu pittrice, poetessa, matematica e studiò il nudo dal vivo, niente di più rivoluzionario per i suoi tempi!

Voi ne avevate mai sentito parlare?

Giulia Elisabetta Lama era figlia d’arte, nacque a Venezia nel 1681 dal pittore Agostino e da sua moglie Valentina. Fin dall’infanzia fu dunque a contatto con il mondo dell’arte e della pittura, ma vi trovò spazio molto tardi, poiché tranne rare eccezioni si scoraggiavano le donne che la praticassero. 

Ci sono poche informazioni biografiche su di lei, ma di certo crebbe sotto l’insegnamento del padre, insieme ad altri quattro fratelli e sorelle. Visse sempre in Calle Longa nella parrocchia di Santa Maria di Formosa, senza sporsarsi né avere figli, almeno a quanto sappiamo.

Per aiutare il bilancio familiare si dedicò al lavoro di ricamatrice e merlettaia, che al tempo a Venezia andava per la maggiore per la popolazione femminile, e forse, secondo il parere di alcuni storici, fece anche degli insoliti – per una donna dell’epoca – studi in matematica.

Una prima testimonianza della sua arte risale a quando aveva più di trent’anni: il ritratto del procuratore Grimani che a noi è arrivato come incisione di Andrea Zucchi, ma su disegno di Giulia Lama. Per rappresentare un personaggio così illustre doveva necessariamente aver padronanza delle tecniche e probabilmente aver già esercitato un tirocinio nella bottega paterna.

Al 1720 risale un Cristo condotto al Calvario che è purtroppo andato perduto.

Venne ritratta in quegli anni da Giovanni Battista Piazzetta con gli strumenti del mestiere: era dunque risaputo che fosse una pittrice. Quello che non sappiamo è se tra i due ci fosse un legame intimo, anche se gli spiriti più sentimentali lo ipotizzano a ben osservare l’espressività e la sensualità del ritratto.

Giambattista Piazzetta – Ritratto di Giulia Lama (1718-19) – Museo Nacional Thyssen-Bornemisza Madrid

Da lì la Lama ottenne visibilità e una commissione di pala d’altare per la chiesa di Santa Maria di Formosa. Poco dopo si raffigurò in un autoritratto come pittrice, sancendo il proprio status.

Nel frattempo Giulia Lama era nota a Venezia anche come poetessa. Venne infatti citata in Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo, raccolti da Luisa Bergalli (Venezia 1726): vengono lì pubblicati tre sonetti e due canzoni.

Sebbene lei dipingesse sia in grandi dimensioni sia miniature che, pare, potessero fare concorrenza a Rosalba Carriera, non riuscì mai a fare della pittura il suo mestiere e si mantenne sempre ricamando.

Molte delle sue opere documentate vennero svalutate già nel Settecento, e poi andate perdute; gli ambienti artistici le rimproveravano infatti difettosità di disegno e grossolanità nei modi esecutivi e lei non entrò mai nella Fraglia dei Pittori. 

Per nostra fortuna ci restano alcune grandi opere, conservate nelle rispettive chiese. A esempio la Crocifissione con gli Apostoli di San Vitale, dalle sofisticate linee diagonali che caratterizzano tutta la pittura della Lama.

Nelle sue opere i critici vedono l’influenza del Piazzetta che probabilmente le fu vicino a lungo come collega, da pari a pari e non come maestro.

Lo scandalo che non le valse il riconoscimento degli ambienti accademici fu il rifarsi a una pittura realistica e drammatica, con lo studio della nudità femminile e maschile, che come immaginate veniva ritenuta campo d‘azione solo per gli artisti uomini. Nello studio della muscolatura e del corpo nudo è invece una delle meritevoli pioniere.

Giovan Battista Piazzetta fu direttore dell’Accademia di nudo e dunque l’amicizia con lui la favorì per lo studio dal vero con risultati stupefacenti a quanto ci rimane.

Giulia Lama morì nel 1747 di “febre acuta con affetto cutaneo, che degenerò in convulsivo”, dopo una vita ritiratissima e senza aver mai lasciato la casa paterna in Calle Longa, lasciando gran parte del suo testamento artistico alla sorella Cecilia.

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