Sappiamo che Bernini era scultore, architetto e abilissimo disegnatore.
Prima di scolpire un ritratto in marmo si dedicava al disegno del soggetto da diverse angolature e in diverse posizioni, mentre questo parlava e si muoveva, non per fare poi una copia in marmo dal disegno stesso, ma per carpire quanto più possibile della personalità del soggetto e produrne un ritratto “parlante” che riproducesse anche i tratti salienti della personalità.
Dalle biografie che parlano di lui sappiamo anche che Bernini aveva una personalità egocentrica ed istrionica e, da acuto osservatore, conosceva bene l’animo umano e lo metteva alla berlina nelle sue commedie satiriche.
I rivali ne criticavano i modi di fare servili, ma in realtà Bernini era anche capace di irridere – attraverso l’umorismo – i potenti del suo tempo.
L’abate Paul Fréart de Chantelou, che scrive il puntuale resoconto del viaggio in Francia del cavalier Bernino del 1665, si fa spiegare da lui cosa sia un ritratto carico, quello che oggi definiremmo “caricatura”.
Fatto curioso, Chantelou non aveva mai sentito questo termine, sebbene in Italia fosse in voga da tempo e nonostante Leonardo da Vinci, molti decenni prima, avesse eseguito dei ritratti grotteschi di alcuni suoi contemporanei, che si possono assimilare a qualcosa di simile.
Il sessantasettenne Bernini però fa di più: disegna caricature di personaggi illustri con l’evidente intento di schernirli per i loro difetti o per la loro pienezza di sé. E, sicuro del proprio potere di super-artista strapagato e inaffondabile, si fa vanto di questi disegnetti.
“se i cortigiani continueranno a interrompere le sedute di posa del busto al Re distogliendolo con questioni futili (…) sarò costretto a fare qualche caricatura”
A un certo punto in Francia il già attempato Bernini perse la pazienza e se la prese con Colbert, che aveva sabotato agli occhi del sovrano il suo progetto per la facciata est del Louvre. L’artista aveva presentato non uno, ma ben quattro progetti diversi, ma Colbert persuase il Re Sole a preferire un progetto meno movimentato e più lineare e classicista creato dalla collaborazione tra gli artisti francesi Perrault, Le Vau, Le Brun.
Nel resoconto di Chantelou pare che Bernini abbia definito Colbert
“un vero coglione privo di gusto per l’arte”
e ne abbia poi fatto il ritratto carico senza occhi.

A Roma Bernini, verso la fine dei suoi anni, fece addirittura la caricatura di Benedetto Odescachi, eletto papa con il nome di Innocenzo XI, risaputamente bigotto e avaro che dallo scultore aveva fatto “velare” la Libertà da lui ritratta sul monumento funebre di papa Alessandro VII, appena esposta in San Pietro. Inoltre aveva fatto riprendere le indagini sulla solidità della cupola, che per decenni aveva tormentato il sonno di Bernini.
Per risposta lui lo rappresentò così, che riceveva a letto – poiché era in effetti malaticcio – ossuto come uno strano insetto con la tiara.

Bernini aveva sempre eseguito questo genere di disegno satirico, anche se non sempre si possono riconoscere i soggetti: talvolta si tratta del faccione rubicondo e godereccio di Scipione Borghese, altre un ignoto prelato che attorno alla tonsura si lascia crescere i capelli per vanità.


Una volta aveva ritratto il cardinale Francesco Barberini alto e segaligno, un’altra un chierico maneggione dalle grandi mani che arraffavano il più possibile. In un altro disegno ancora, attribuibile con sicurezza per la somiglianza, è abbozzato Cassiano dal Pozzo.



Bernini non si accanisce sui poveri, sugli emarginati, ma si focalizza sui potenti. Indimenticabile è la caricatura di un comandante di spicco delle truppe papali, il Capitano della compagnia de romaneschi sassaioli nella guerra di Urbano VIII. Il sarcasmo di Bernini – e la sua licenziosità – sono evidentissimi nella rappresentazione del volto del personaggio con una forma fallica, a dargli, senza mezzi termini, della testa di c****!

Baldinucci nella biografia di Bernini, parla di questi ritratti carichi e ne descrive la franchezza di tocco come se fosse un miracolo. In due parole racchiude tutto il senso di questa espressione artistica in cui Bernini indubbiamente primeggiò. Da un lato Baldinucci evoca la forza (franchezza) del segno artistico (tocco); dall’altro lato parla della libertà (franchezza) del colpaccio (tocco) inferto alle vittime del suo umorismo pungente.
Occorre peò anche dire che le vittime erano spesso compiacenti e consapevoli di essere ritratte in questo modo: d’altra parte se un genio volesse farvi un ritratto non accettereste anche a costo di una piccola crudeltà sulla vostra rappresentazione?