Celebrità al jeu de paume

Sofonisba Anguissola – Ragazzo con racchetta e palla

Ieri parlavamo di pallacorda o jeu de paume e di quanto fosse diffuso questo sport nell’epoca in cui è ambientato il nostro romanzo. Circa 250 palestre vi erano a Parigi, dunque trovare ispirazione da fatti reali è stato così immediato che abbiamo inserito anche noi una sequenza ambientata in una sala da pallacorda…

Anche Alexandre Dumas, fa giocare i suoi moschettieri “in una palestra assai vicina alle scuderie del Luxembourg”. Come potete immaginare, anche senza aver letto, la partita dà origine a una disputa, la disputa diviene una sfida a duello e il duello si trasforma in rissa, con D’Artagnan in prima fila!

C’è da dire che Dumas non si è inventato quasi nulla: Caravaggio – proprio lui, il pittore! – il 28 maggio 1606 dopo una lite seguita a una partita di pallacorda uccise Ranuccio Tomassoni, che era anche suo rivale in amore… Dopo questo episodio fu costretto a lasciare Roma per non essere incarcerato.
Un quadro pare essere legato proprio a quell’episodio: è di un allievo e modello del Caravaggio, Francesco Boneri detto Cecco, che ritrae Giacinto agonizzante tra le braccia di Apollo, entrambi con una racchetta da pallacorda in mano.

Francesco Boneri – Giacinto agonizzante

Altro giocatore appassionato è stato Carlo XI, uno dei figli di Caterina de Medici, ritratto nel 1552, a due anni, già con la racchetta in mano: crescendo la passione non si sopì, anzi leggenda vuole che, 20 anni dopo, stava proprio giocando a pallacorda quando fu informato dell’assassinio del Coligny e dell’inizio della terribile strage di san Bartolomeo. «Non avrò mai riposo! Sempre nuovi fastidi!» disse, scagliando la racchetta lontano.

Carlo XI all’età di due anni

Facciamo ancora un salto indietro nel tempo per trovare una giocatrice donna, forse la prima sportiva ad aver lasciato una traccia nella storia… Purtroppo le cronache dell’epoca non ci hanno tramandato il suo volto, ma si tratta di una francese, Margot la Hennuyère, nata intorno al 1397. Questa la testimonianza che parla di lei: «In quest’anno 1427 venne a Parigi una donna chiamata Margot, abbastanza giovane, di 28-30 anni, che proveniva dal paese di Hainaut, la quale giocava “à la paume” meglio di qualsiasi uomo che io abbia visto, e con ciò intendo che giocava di dritto e di rovescio così potentemente, così astutamente, così abilmente, come avrebbe potuto fare un uomo e non c’erano uomini che lei non battesse, tranne i più fisicamente possenti.»

Altri piccoli giocatori di tennis nell’arte:

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