La notte di San Giovanni

Caravaggio – San Giovanni Battista

San Giovanni Battista è l’unico in tutto il calendario, a parte la Madonna, di cui si onora la data di nascita anziché quella della morte: il 24 di giugno.
La notte tra il 23 e il 24 è chiamata appunto la notte di San Giovanni e si festeggia in tutta Europa, richiamando il solstizio, cioè il giorno più lungo dell’anno. Quindi la notte di San Giovanni è la più corta dell’anno.
Sì lo sappiamo, in realtà la più corta è quella tra 21 e 22, ma ora entriamo in un mondo di magia, per cui… qualunque cosa è valida.
La leggenda narra che durante questa notte il sole, rappresentato come il fuoco, si sposi con la luna, rappresentata come l’acqua, e da questa credenza nascono i riti dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare.
Fin dal secolo che tanto ci piace, il XVII, vi erano feste nei campi con i falò, processioni al lume delle fiaccole nelle città e luminarie poste sulle finestre delle case.
Ma cos’altro si fa la notte di San Giovanni oltre a giocare con il fuoco?

Jules Breton – La festa di San Giovanni


E’ la notte per raccogliere erbe che i pianeti concorrono a caricare di virtù ed effetti benefici. Soprattutto l’erba di San Giovanni: l’iperico. Questa erba era utilizzata per curare le ferite dei crociati (quanto ci piace questo dettaglio) e possiede proprietà paragonabili ad alcuni psicofarmaci (ecco perché è magica…).
Con l’oscurità si compone un mazzetto che scaccia il malocchio, porta fortuna e, se messo sotto il guanciale prima di andare a dormire, porta dolci sogni premonitori. Composto da sette erbe: oltre l’iperico, l’artemisia per la fertilità, la ruta, la mentuccia, il rosmarino, il prezzemolo, l’aglio, la lavanda. Erbe legate al buonumore, alla prosperità, all’allontanamento del maligno e delle negatività.
In questa notte cade la “rugiada degli Dei” dalla forza rigeneratrice ed energica. Bagnarsi con essa purifica. Raccoglierla e poi berla favorisce la fecondità ed è ritenuta medicamentosa. Si dice, infatti, che “la guazza di San Giovanni guarisce tutti i malanni”.


Per sfruttare al meglio le erbe toccate dalla rugiada magica si può anche preparare l’acqua di San Giovanni. Bisogna raccogliere, durante la notte una misticanza di erbe e fiori come quelle per il mazzetto. Bisogna immergerle in un bacile d’acqua e lasciarle fuori tutta la notte in modo che la rugiada magica vi si depositi sopra.

John William Waterhouse – Ophelia – particolare


La mattina del ventiquattro ci si lava il viso e il corpo con questa acqua profumata, in un rito sacro e misterioso tramandato da anni. Quest’acqua ha il potere di preservare dalle malattie, scacciare il malocchio e la malasorte. Si immergevano anche i bambini che usufruiranno dei benefici delle piante lasciate a macerare e ne ricaveranno una pelle profumata e purificata.
Altre cose che possiamo fare questa notte.
A mezzanotte in punto, quando la felce che nasce lungo i ruscelli dei boschi fiorisce, si può cogliere un ramo e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni e acquisire la fama di saggio e la capacità di leggere il passato e prevedere il futuro.

Guido Reni – San Giovanni Battista – 1637


Vi sono anche proibizioni: non possono essere catturate le lucciole, perché in esse sarebbero incarnate proprio in quelle ore anime vaganti in cerca di refrigerio.
Per combattere le avversità possiamo mangiare le lumache, le cui corna sono considerate simbolo lunare di discordie e preoccupazioni. Mangiarle quindi è di buon auspicio.
In questa speciale notte, si raccolgono le noci acerbe che verranno messe sotto spirito e lasciate macerare per lungo tempo per confezionare il “Nocino”, chiamato anche Elisir di San Giovanni. Ricordiamo che l’albero della noce era considerato sacro dalle streghe.
Possiamo anche dedicarci a riti magici dell’Amore.

John William Waterhouse – Raccogli boccioli di rose finché puoi… – 1909


In passato le giovani si rotolavano sui prati per bagnarsi della rugiada rigeneratrice e invocavano San Giovanni per conoscere volto del futuro marito.
Le vergini, dopo aver recitato una preghiera nude davanti allo specchio, avrebbero potuto vedere riflessa per qualche secondo l’immagine del loro futuro sposo. (io ho la mia versione personale e l’ho anche commentata con Alessandra…)
Diffusa in tutta Italia, era la divinazione delle nubili attraverso il sistema delle tre fave.
Le giovani, devono mettere tre fave sotto il cuscino, avendo cura di mischiarle prima di addormentarsi. Il mattino seguente ne scelgono una a caso, sperando di pescare quella con la buccia, che annuncia ricchezza.
Nel caso di una fava sbucciata a metà, dovranno accontentarsi di una posizione sociale intermedia. Meglio cambiare marito, se la preferenza ricade su quella senza buccia.
La più commentata in questi tempi moderni è la barca di San Giovanni, forse perché non è più tanto facile rotolarsi sui prati per bagnarsi di rugiada o non crediamo più al malocchio e soprattutto non vogliamo sposarci al comando di una fava.
Invece la barca di San Giovanni sembra un giochino divertente:
La sera della vigilia prima di andare a letto si mette un albume d’uovo in un contenitore di vetro con dell’acqua, lasciato fuori per tutta la notte per essere esposto alla rugiada. Secondo la tradizione, il santo soffierà facendo apparire la sua barca.
Al sorgere del sole, si vedrà una base biancastra dalla quale si innalzano filamenti di diversa misura che ricordano la chiglia, gli alberi maestri e le vele di una barca. Studiandoli si cercherà di scrutare il destino: una barca è segno di partenza; una casa, lunga vita; una bottiglia, felicità; un uovo, maternità in arrivo.
Io e Alessandra stanotte ci proveremo… hai visto mai che ci appaia un libro?

Carlo Dolci – Salomé con la testa del Battista – 1670

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