Cinque romanzi storici per l’estate

Romanzi storici per le vostre letture estive? Forse dovevamo arrivare un po’ prima con questi consigli di lettura, ma come sapete siamo sempre sul filo del rasoio…

Ecco quindi a voi cinque titoli, cinque romanzi di ambientazione storica che non sono di recentissima uscita, ma che vi consiglio con il cuore.

Emma Donoghue – Il prodigio – 2016
Per definire la capacità della Donoghue di trasportare il lettore nell’atmosfera della storia che vuole narrare l’unica parola adatta mi pare “prodigio”. Si dà il caso che qui sia anche il titolo del romanzo, che tenta di spiegare l’inspiegabile. Nella campagna irlandese della seconda metà dell’Ottocento Anne, una bambina di undici anni, all’improvviso smette di nutrirsi e pare poter sopravvivere senza mangiare, cominciando ad attirare, come una santa, devoti da ogni parte d’Irlanda e dall’estero. La bambina sta rapidamente diventando un “caso” e, per avvalorare o smentire definitivamente la sua santità, vengono chiamate a sorvegliarla per un periodo di due settimane, giorno e notte, due donne: una suora e un’infermiera formatasi alla scuola di Florence Nightingale. Ecco che la bambina inizia a indebolirsi…
La religione, molto presente già nei parenti poverissimi della ragazzina, e il rigore scientifico dell’infermiera si scontrano. I personaggi prendono profondità, i legami tra loro diventano potenti. La Donoghue racconta, senza sconti alla durezza di certe immagini, ma al tempo stesso con una delicatezza incredibile, come già l’avevo vista fare ne “Il nastro rosso” altro suo romanzo che consiglio. 

Sarah Waters – Ladra – 2002.
Una storia che è stata trasposta prima per la TV (BBC – 2005) e successivamente in una pellicola coreana ancora non distribuita in Italia (Corea – Mademoiselle – 2016).
Sarah Waters è ingiustamente relegata al ruolo di scrittrice di romanzi vittoriani a tematica lesbo, quando invece dovrebbe essere conosciuta per il suo modo di dipingere con le parole. In questo romanzo in particolare ogni scena è descritta con una bravura tale da trasportare il lettore nella storia. Due protagoniste, due punti di vista che si alternano in un modo così vivido che non è chiaro fino alla fine chi è la truffatrice e chi la truffata. C’è una storia d’amore, ma sono di più i malintesi, le parole non dette, il desiderio per entrambe di cambiare vita. Non esagero se vi dico che le sensazioni si sentono e che le ambientazioni si vedono: dallo scenario dickensiano delle prime sequenze, alla casa ricca e decadente, dall’atmosfera sottilmente pruriginosa, al manicomio, spietato, crudo, raccapricciante.

Stephanie Cowell – La donna col vestito verde – 2010.
Tradotto così, anche se il titolo originario era Claude e Camille, il romanzo narra la storia più di vita che d’amore di Claude Monet e Camille Doncieux. Gli inizi artistici traballanti del più impressionista degli impressionisti e della sua cerchia e la delicatissima storia d’amore con la giovanissima Camille. Lui continuamente lacerato nel desiderio di esprimere la propria arte e realizzarsi e il desiderio di dare una sicurezza a Camille. Lei completamente votata al sostegno di Monet, ma anche desiderosa di fare qualcosa per se stessa. Io l’ho trovato struggente e sul finale mi ha strappato qualche lacrima. Resta la voglia di andare a cercare le opere citate, mentre assolutamente impressionista è il tratteggio degli altri caratteri: tutti i compagni di pittura di Monet, descritti a rapide pennellate di parole, emergono vividi, anche se non si racconta la loro storia, ma quella di Claude e Camille.

Susan Vreeland – La passione di Artemisia – 2002.
Sulla scia dei romanzi legati alla storia dell’arte, questo è dedicato alla vita di Artemisia Gentileschi, dalla tremenda esperienza del processo al quale è sottoposta (lei!) dopo essere stata stuprata, ai suoi successi professionali, alla sua maternità. Tuttavia ciò che emerge più potente è il rapporto con il padre, doloroso, travagliato, conflittuale, ma vivido e palpabile. Il racconto si snoda attorno alle opere della pittrice sulle quali la Vreeland si è documentata con un rigore da storico dell’arte. Ma la voce di Artemisia è potente, a tratti dolorosa, spesso incapace di perdonare un genitore che non ha saputo proteggerla e desiderosa di essere un genitore diverso per la figlia.

Melania Mazzucco – La lunga attesa dell’angelo – 2008.
Ancora di rapporto tra padre e figlia si tratta… Stavolta sono Jacopo Robusti, in arte Tintoretto, e la figlia Marietta. Un amore struggente di padre per la sua figlia illegittima e primogenita, una figlia che rompe le convenzioni della Venezia del ‘500, ma della quale lui non smette di essere caparbiamente fiero. È Tintoretto la voce narrante, preso da una febbre e in punto di morte. Racconta la propria storia a partire dagli inizi, lui figlio di un povero tintore che aspirava a entrare nell’Olimpo degli artisti veneziani, disposto anche a far carte false pur di farsi notare. I suoi comportamente non sempre ortodossi furono detestati dai contemporanei, ma lo fanno apparire violentemente umano.

Ed è voce di uomo quella narrante, ma la profondità dei sentimenti che descrive, buoni o cattivi che siano, sono esternati con la sensibilità partecipata della Mazzucco: impossibile non percepire la potenza del suo stile e non innamorarsene. 

Dopo la stesura di questo romanzo, la Mazzucco ha continuato il suo lavoro in archivio ed ha compilato una dettagliatissima bibliografia di Tintoretto, uscita nel 2015: il frutto di 10 anni di ricerche e di uno smisurato amore per il proprio personaggio.

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