Gabrielle d’Estrées, una parabola breve

Una donna che ci ha fornito parecchi spunti per ragionare sulle sorti di uno dei personaggi del nostro romanzo è Gabrielle d’Estrées, vittima suo malgrado dei peccati di qualcun altro.

Anonimo – Ritratto di donna, detta Gabrielle d’Estrées – 1590


La sua famiglia materna godeva di pessima reputazione: la nonna era riuscita a infilarsi nel letto di papa Clemente VII e del Re Francesco I; la madre, soprannominata assieme alle sorelle “I sette peccati capitali”, aveva abbandonato marito e prole per seguire l’amante.

Gabrielle in ogni caso non ne aveva colpa! Affidata al padre condusse un’esistenza serena fino a quando conobbe Roger de Saint-Lary, conte di Bellegarde.
Era costui un bel giovanotto di 28 anni con la chioma fiammeggiante, le spalle larghe, il torace sottile e il ventre piatto e lei se ne innamorò a prima vista.

Lavinia Fontana – Ritratto di Gabrielle d’Estrées – 1593circa


Gabrielle aveva 17 anni, i capelli biondo cenere e «i suoi occhi erano color del cielo e così lucenti che era difficile capire se prendevano il loro vivo chiarore dal sole o se era il sole a esserle debitore del suo. Aveva le sopracciglia arcuate e scure e il naso un po’ aquilino; la sua bocca era color rubino il seno più bianco dell’avorio più bello e levigato e l’incarnato delle mani simile a quello delle rose e dei gigli.»
Quando Roger incontrò Gabrielle rimase incantato e subito decise di sposarla. All’epoca era Grande Scudiero di Francia, una carica che lo portava a essere vicinissimo al futuro Henri IV, all’epoca ancora Re di Navarra. Commise l’errore di confidarsi sulla bellezza dell’amata e poco tempo dopo Henri, trovandosi vicino al castello della d’Estrées, volle andare a conoscerla.

Appena la vide, Henri dichiarò che la voleva per sé.A desiderio di sovrano è difficile dir di no e Bellegarde chinò subito il capo. Gabrielle invece si oppose strenuamente: Henri era tutt’altro che avvenente, aveva vent’anni più di lei, e sembrava anche più anziano per i rigori dei campi di battaglia, e pare che non fosse neppure troppo profumato… Soprattutto non era colui che lei aveva scelto!

Henri non si scoraggiò e cercò altri mezzi: si rivolse al padre e alla zia di lei, promettendo vantaggi per tutta la famiglia. Proprio per le pressioni di quest’ultima, Gabrielle fu costretta a capitolare.
Per poter raggiungere il Re, laddove lui la chiamava, impegnato nella riconquista del paese e perennemente sui campi di battaglia, dovette sposare un marito di comodo, che accettò in cambio di denaro di rinunciare ai diritti coniugali.

Gabrielle non si sforzava di fingere sentimenti che non provava, né aveva mai troncato per davvero la relazione con Bellegarde.Le lettere di quegli anni sono infatti piene di gelosia e recriminazioni da parte di Henri.«…Decidetevi dunque, mia Signora, ad avere un solo servitore…»

Era un momento cruciale per la storia della Francia: “Parigi val bene una messa”, pare che abbia detto Henri al momento dell’abiura alla religione calvinista in cui era cresciuto, per abbracciare quella cattolica. Così ottenne il trono!
Forse in quel momento qualcosa iniziò a cambiare anche nella percezione di Gabrielle, diventata duchessa di Beaufort: un intero popolo si prostrava a quell’uomo che avrebbe pacificato il Paese dopo decenni di guerre interne… Non sappiamo se si piegò a malincuore; noi preferiamo credere che dopo aver conosciuto la poca determinazione di Roger, intravide un’altra strada per essere felice.

Nel 1594 diede un figlio al Re che, nelle lettere a Gabrielle, si mostra rapito dalla dolcezza di lei e dalle gioie della paternità.
Nel tentativo di rendere meno clandestina l’unione venne intentato un processo farsa in cui il finto marito dovette dichiararsi impotente, per dimostrare che le nozze non fossero mai state consumate. Gabrielle, tornata nubile, non incorreva più nel reato di adulterio, ma il figlio risultava comunque nato fuori dal matrimonio e a questo non era possibile porre rimedio.

In più l’odio verso la duchessa di Beaufort coinvolgeva tutte le classi sociali: il popolo l’avrebbe aggredita già al tempo della conversione di Henri, mentre la Corte non fu negli anni più indulgente. Accusata dal pulpito durante le prediche e bersaglio dell’astio popolare e della satira, il memorialista L’Estoile riporta questo episodio:

«Uno stampatore (…) mi raccontò che essendosi recato al Louvre vi aveva incontrato all’ingresso (la Duchessa) magnificamente vestita e scortata. Non sapendo chi si trattasse aveva chiesto e un arciere della guardia gli aveva prontamente risposto ad alta voce: È una che non vale niente, è la puttana del Re.»

Scuola Francese – Gabrielle d’Estrées al bagno – 1598circa


Henri IV riconobbe e legittimò il primogenito César de Vendome, ma durante il battesimo della seconda nata, la sorella del Re si rifiutò per tre volte e davanti a tutta la Corte di prenderla in braccio, sebbene chiamata a farle da madrina.
Con il battesimo del terzo figlio, Gabrielle sedette davanti al Re, nel posto normalmente riservato alla regina, mentre i dignitari di corte inorridivano e invocavano un matrimonio legittimo.

Per quanto Henri si mostrasse innamoratissimo, non era affatto libero di fare ciò che voleva.
Intanto era ancora sposato con Margot (Margherita di Valois) che gli era valsa la Corona, ma che non gli aveva dato figli e con la quale non si vedeva da una decina di anni. Per prendere una nuova moglie gli occorreva però l’annullamento del precedente matrimonio, cosa che la stessa Margot avrebbe avallato se il suo posto fosse stato preso da una principessa e non, come diceva in privato, “da una bagascia”.

Scuola francese di Fontainebleau – Gabrielle d’Estrées – 1600


Iniziate nel 1594, le pratiche di annullamento si protrassero per sei anni, gli anni migliori e più intensi della relazione tra il Re e Gabrielle. Non è chiaro se Henri fosse conscio dell’impossibilità di sposare un giorno la sua amata o se l’abbia ingannata e illusa per quieto vivere. E una certezza sarebbe sempre rimasta sulla discendenza: César era nato da genitori entrambi adulteri e Alexandre era nato quando i genitori non erano sposati. La duchessa di Beaufort, nota come concubina ufficiale, mai avrebbe potuto diventare regina, ma se anche fosse accaduto, solo i nuovi figli nati all’interno del matrimonio avrebbero potuto essere eredi al trono, di certo dando il via a una nuova serie di guerre per la discendenza.

Anche lei era ben conscia di questi ostacoli, ma di certo preoccupata per la sua sorte, se Henri se ne fosse stancato, e per la sorte dei suoi tre figli e di un quarto in arrivo. Non potendo frenare l’odio che le veniva rivolto, iniziò a comportarsi come se fosse la Regina.

Il martedì grasso del 1599 Henri, con un gesto plateale, e per molti sacrilego, si sfilò l’anello benedetto che aveva ricevuto durante la sua consacrazione a Re di Francia e lo mise al dito di Gabrielle promettendo di sposarla la prima domenica dopo Pasqua.
Mancava ancora la dispensa papale per l’annullamento delle prime nozze e si tessevano già le alleanze per un matrimonio con Maria de Medici.

L’abito della sposa era già pronto, così come la sua nuova camera da letto al Louvre, ma Gabrielle era molto nervosa. Forse per le previsioni degli astrologi che consultava ossessivamente, forse per la gravidanza avanzata, forse per qualche voce che le era giunta sul fatto che Enrico continuasse a incontrare gli ambasciatori fiorentini…

Il confessore di Henri gli consigliò di prendere tempo e salvare le apparenze, separandosi per qualche giorno dalla duchessa. Lei fu colta da una terribile crisi di panico e supplicò di portarla con lui a Fontainebleau. Il Sovrano la scortò fino alla chiatta che l’avrebbe invece ricondotta a Parigi, ma i testimoni del saluto raccontarono che fu drammatico come se entrambi sapessero già la sorte che attendeva Gabrielle.

William Powell Frith – Gabrielle d’Estrées – 1869

Morì infatti quattro giorni dopo, in preda a terribili sofferenze invocando invano l’uomo che amava.L’agonia ebbe i sintomi riconducibili a un’eclampsia da gravidanza avanzata, ma qualcuno indicò come responsabile della morte una potenza soprannaturale, mentre qualcun altro parlò di veleno, indicando anche Sebastiano Zametti, banchiere toscano, come colpevole dell’avvelenamento su ordine del Granduca di Toscana Ferdinando de Medici al quale stava a cuore il matrimonio di Maria con il Re di Francia.
Ad analizzare la stranezza di questa morte improvvisa restano numerose testimonianze, tra cui il fatto che Gabrielle era ancora agonizzante quando de la Varenne si mise in strada, raggiungendo Henri per dirgli che la duchessa era già morta e facendolo desistere dal rientrare a Parigi.

Qui trovate l’agonia terribile di Gabrielle.

Ora vogliamo concludere con una triste considerazione: i peccati degli uomini li pagavano quasi sempre le donne.

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