Lady Mary Wortley Montagu, la donna che voleva sconfiggere il vaiolo

Lady Mary Wortley Montagu è passata alla storia per aver fatto conoscere la moda e gli usi turchi agli europei, ma avrebbe potuto apportare progressi nel campo medico ben più importanti…

Si stima che all’inizio del XVIII secolo il vaiolo colpisse il 60% della popolazione del vecchio continente e ne uccidesse tra il 10% e il 15%. Tanto che un detto ammoniva: “Non contare mai i tuoi figli finché non hanno avuto tutti il ​​vaiolo”.

La maggior parte della popolazione aveva sofferto della malattia durante l’infanzia, quando il vaiolo appariva nella sua forma più lieve, come una febbre con eruzioni cutanee che a volte lasciavano cicatrici profonde che sfiguravano il volto. Tanto comune era la malattia che gli ambasciatori chiamati a intessere gli accordi per i matrimoni regali descrivevano come principale caratteristica dei fanciulli e fanciulle proprio l’assenza o la presenza di cicatrici da vaiolo.

Edward Jenner è il medico che ha raggiunto la fama per aver pubblicato la ricerca che portò al vaccino. Ma il rimedio di Jenner non era innovativo: l’inoculazione veniva già utilizzata dai medici arabi sin dal VI secolo.

È in questo punto della storia che inciampiamo in Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762) che in Inghilterra tentò di rendere popolare un rimedio turco per il vaiolo nel 1718, trent’anni prima che nascesse Jenner.

Jean-Etienne Liotard – Mary Wortley Montagu in posa nei suoi abiti turchi – 1756

La vita di questa viaggiatrice fu poco convenzionale per una donna della sua epoca. Era la sposa di un membro del parlamento inglese che nel 1716 fu nominato ambasciatore a Costantinopoli. Andarono a vivere sulle rive del Bosforo e Mary Montagu divenne tra i primi europei a visitare le stanze segrete degli harem ottomani che facevano fantasticare i viaggiatori occidentali. Di lei resta un’intensa corrispondenza con i propri parenti e un gruppo selezionato di amici, tra cui la moglie di Re Giorgio II d’Inghilterra, raccolta nel libro “Letters from Istanbul”, in cui racconta il fascino che provava per uno sconosciuto e sorprendente mondo, abbattendo miti e pregiudizi su una cultura ancora misteriosa per gli europei.

Joseph Highmore – Ritratto di Lady Mary Wortley Montagu

Mary Montagu osservò con ammirazione la libertà delle donne ottomane di comprare e vendere beni, oppure di viaggiare senza permesso coniugale e il diritto a ricevere l’eredità. Prerogative che non furono realtà in Inghilterra fino alla metà del XIX secolo. Il 1 ° aprile 1718 Lady Mary scrisse una lettera alla sua amica d’infanzia Sarah Chiswell (che sarebbe morta proprio di vaiolo nel 1726) in cui riconosceva di essere molto a suo agio a Costantinopoli “e non nella solitudine che immagini“. Poche righe dopo, aggiunse:

“Il vaiolo, così fatale e diffuso, è qui del tutto innocuo grazie all’invenzione dell’innesto…”

La lettera forniva poi un resoconto dettagliato della procedura normalmente somministrata dalle donne anziane.

“Viene un’anziana con un guscio di noce piena di pus del vaiolo e domanda alla gente che vena desiderano che le incida. Con un ago enorme apre la vena e introduce la quantità di veleno che rimane sulla punta dell’ago e poi benda il piccolo graffio con un guscio di noce vuoto.”

Il dottor Emmanuel Timoni, il medico più eminente di Istanbul, incoraggiò la moglie dell’ambasciatore a diffondere il vaccino al suo ritorno in Inghilterra. E lei scriveva alla sua amica Sarah.

“Sono abbastanza patriota da prendermi la briga di portare questa utile invenzione in Inghilterra e cercare di imporla”.

Cosa successe quando tornò in Inghilterra nell’ottobre del 1718?

Lady Montagu con uno dei suoi copricapo orientali


A 30 anni, la sua preoccupazione era quella di proteggere sua figlia dalla terribile malattia, così decise di applicare il metodo di inoculazione come aveva fatto in precedenza con l’altro figlio, Edward, nato in Turchia. La principessa Carolina, amica e ammiratrice, rimase colpita dal successo del “rimedio turco” e decise di provarlo sulla famiglia reale.
Ma voleva essere sicura, quindi fece somministrare il vaccino a sei detenuti a cui era stata offerta la libertà se fossero sopravvissuti, e così fu. Ma poiché Carolina non si fidava ancora del tutto, nella primavera del 1722 riprovarono con successo con diversi bambini dell’orfanotrofio di Saint James. Infine, le due figlie della principessa Carolina subirono l’operazione senza alcuna complicazione.

Mary Wortley Montagu cercò con tutti i mezzi di convincere i medici inglesi a prendere in considerazione questo antidoto, ma era una donna e quindi poco credibile, a ciò si sommava la sfiducia nei confronti dell’Oriente che portarono a ignorare un metodo che, dobbiamo ammettere, contraddiceva tutto ciò che i medici avevano studiato prima: far ammalare deliberatamente un paziente.

George Knapton – ritratto di Lady Mary Wertley Montagu

Né la Chiesa rese le cose facili parlando di eresia infedele e accusando Mary di essere una madre “innaturale” per aver rischiato la vita dei suoi due figli.

Edward Jenner si prenderà il merito di essere probabilmente lo scienziato che ha salvato più vite nel corso della storia, nonostante gli immensi sforzi di Lady Wortley Montagu per aiutare i milioni di persone che morirono di vaiolo dal 1718 fino al 1798.

Per non essere accusate di raccontare solo al femminile, dobbiamo considerare che la storia della Medicina è piena di episodi che mostrano la rigidità dei sistemi tradizionali rifiutando ogni innovazione.

Un altro esempio è lo scorbuto. Nella storia della marina britannica sono documentati marinai, medici e Capitani di bassa leva che segnalarono per un centinaio di anni come fosse sufficiente dotare di limoni e arance le ciurme per evitare il diffondersi di questa malattia che spesso decimava gli uomini. Dovette arrivare un nobile inglese, medico e comandante di un’armata, perché lo scorbuto venisse sconfitto da un semplice succo di limone.

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